Pensieri dal diario
I seguenti testi provengono dal diario di Virginia Woolf, pubblicato in Italia da Mondadori.
Giovedì, 17 Marzo 1919
Verrà mai un tempo nel quale io regga alla lettura
di un mio scritto stampato, senza arrossire, senza rabbrividire, senza provare
il bisogno di cercare riparo?
Giovedì, 17 Aprile 1919
[...] penso a quale scosceso precipizio divida in due l'intelligenza maschile
e come vadano fieri di un certo punto di vista che molto somiglia alla stupidità.
Domenica, 20 Aprile 1919
Sto cercando di dire a quella me stessa che forse leggerà un giorno
queste righe, che so scrivere molto meglio; che in queste pagine non spreco
tempo; che le proibisco di consentire ad occhio umano di leggerle.
Lunedì, 10 Settembre 1928
Questo ho provato, qui, in certi agosti, arrivando allora alla coscienza di
ciò che chiamo "realtà": qualcosa che vedo davanti
a me, qualcosa di asrtratto ma che risiede nelle colline o nel cielo, vicino
alla quale niente conta, nella quale riposerò e continuerò ad
esistere. Realtà la chiamo. E a volte penso che questa è la
cosa che mi è più necessaria: quella che cerco. Ma chissà
quando uno prende la penna e scrive? Com'è difficile non fare "realtà"
questo o quello, mentre la realtà è una sola. Ora, forse, questo
è il mio dono; forse è questo che mi distingue dagli altri;
credo debba essere raro avere un senso così acuto di una cosa simile,
ma, di nuovo, chissà? Vorrei esprimere anche questo.
Venerdì, 4 Gennaio 1929
La vita, insomma, è molto solida o molto instabile? Sono ossessionata
da questa contraddizione. Dura da sempre, durerà sempre, affonda giù
fino alle radici del mondo, quest'attimo in cui vivo. Ed è anche transitorio,
fuggevole, diafano. Passerò come una nuvola sulle onde. Forse, può
essere che pur cambiando, pur fuggendo uno dietro l'altro così rapidi,
così rapidi, abbiamo - noi esseri umani - una qualche successione e
continuità, e la luce ci attraversi. Ma cos'è la luce? Sono
così turbata dal carattere transitorio della vita umana che spesso
mi accade di dare un addio, dopo aver cenato con Roger, ad esempio; o di calcolare
quante volte vedrò ancora Vanessa.
Venerdì, 11 Ottobre 1929
In complesso non me ne preoccupo molto; perché ciò che voglio
è sfrecciare e guizzare da una parte all'altra, spinta da quella che
chiamo realtà. Se non avessi mai queste crisi così intense e
profonde - di inquietudine o di quiete, di felicità o di sconforto
- mi abbandonerei alla rassegnazione. Invece ho qualcosa da combattere; e
quando mi sveglio presto mi dico: cobatti, combatti. Vorrei riuscire ad esprimere
questa sensazione; la sensazione del canto del mondo reale, quando la solitudine
e il silenzio ci respingono dal mondo abitato; la sensazione che mi prende
di essere imbarcata in un'avventura; di essere stranamente llibera, ora, con
i soldi e il resto, di fare qualunque cosa.